L’avvento del vapore e la costruzione navale


Pianta e vedute dell’Arsenale del Lloyd Austriaco Incisione su carta

Pianta e vedute dell’Arsenale del Lloyd Austriaco
Incisione su carta

Nel 1818 a Napoli e Trieste vengono varati i primi piroscafi del Mediterraneo, Ferdinando I e Carolina. Si tratta di piccoli battelli a vela dotati di una macchina a bilanciere che muove due ruote a pale laterali. Per l’elica si deve attendere il brevetto del 1927 di Josef Ressel (1793-1857) il quale, due anni più tardi, farà navigare nel Golfo di Trieste il suo piroscafo Civetta, prima nave al mondo in grado di navigare applicando il principio dell’elica “trattiva” di Leonardo da Vinci. Gli scafi sono in legno, costruiti grazie all’esperienza ultrasecolare dei cosiddetti “maestri d’ascia”.

Nel 1852 il Lloyd Austriaco acquista di seconda mano il suo primo piroscafo con scafo in ferro per il servizio fluviale sul Po, il Cremona. I vantaggi rispetto al legno risultano subito evidenti e l’anno successivo il trentaduesimo piroscafo ordinato ex-novo dal Lloyd, il Fiume, (varato a Londra) avrà sia scafo in ferro che propulsione a elica. Già nel 1837 il Lloyd aveva acquistato da William Morgan i piccoli arsenali di Venezia e Trieste creati dalla “Compagnia Inglese”, la società armatrice del Carolina. L’anno successivo tutte le attività di manutenzione sono accorpate a Trieste, nell’area di Campo Marzio, e affidate ad Alessandro Toppo, cognato di Morgan ed ex direttore del cessato arsenale veneziano.

L’avvento del vapore e la costruzione navale


La rapida espansione della flotta rende presto l’Arsenale di Campo Marzio insufficiente a coprire tutte le attività di manutenzione ordinaria o straordinaria delle navi. Nel novembre del 1850 Hans Christian Hansen (1803-1883), l’architetto danese che aveva progettato per il Lloyd le stazioni marittime di Lutraki e Kalimaki (Corinto) riceve l’incarico di visitare l’Esposizione universale di Londra per prendere contatti con i migliori costruttori di scafi in ferro e macchine a vapore.

Ne segue un lungo viaggio presso i più moderni cantieri e officine di Gran Bretagna, Germania, Danimarca, Svezia, Olanda, Belgio e Francia nell’intento di carpire le più moderne soluzioni della cantieristica navale. Intanto l’ingegnere Eduard J. Haider inizia la costruzione di un gigantesco terrapieno da undici ettari nella baia di Servola per fungere da basamento al nuovo arsenale, la cui costruzione inizia formalmente il 30 maggio 1853.

Tre anni più tardi il cantiere inizia la sua attività, sebbene ci vorranno altri nove anni e mezzo per completarlo. L’ammiraglio David G. Farragut, incaricato di progettare l’arsenale della U.S. Navy di Mare Island, presso San Francisco, visita i più noti costruttori navali europei. Tornato negli Stati Uniti scrive nel suo rapporto che l’Arsenale del Lloyd, oltre a essere il più grande cantiere del mondo, risultava essere il migliore.

Veduta del nuovo bacino di carenaggio e scalo di alaggio nel nuovo Arsenale del Lloyd Austriaco a Trieste Incisione su carta

Veduta del nuovo bacino di carenaggio e scalo di alaggio nel nuovo Arsenale del Lloyd Austriaco a Trieste
Incisione su carta

Da mezzo modello a vera nave


Molti dei “mezzi modelli” qua esposti furono utilizzati per rilevare le forme e le dimensioni delle lamiere in ferro in scala reale per poter poi costruire il vero scafo. All’interno di un locale il cui pavimento assomigliava a un gigantesco foglio di carta millimetrata, detto “sala a tracciare”, numerosi addetti provvedono a riportare dal modello la forma della lamiera al vero utilizzando dei grandi pantografi. I punti rilevati venivano uniti tra loro utilizzando delle lunghe strisce di legno dette “seste”, tenute in posizione da grandi pesi in piombo.

Il lavoro era affidato a carpentieri che avevano al massimo sedici anni, perché avevano una vista aguzza e, soprattutto, dovevano trascorrere l’intera giornata lavorativa in ginocchio. Questo sistema è rimasto inalterato fino alla metà degli anni Sessanta del secolo scorso, quando vengono introdotti i primi sistemi informatici di disegno e il taglio delle lamiere con plotter dotati di cannelli ossiacetilenici.

Imperatore Piroscafo a pale

Imperatore
Piroscafo a pale

Wien ed Helouan, i capolavori dell’Arsenale


Queste due eleganti gemelle varate nel 1911 sono le più grandi, potenti e lussuose navi costruite presso l’Arsenale. Rappresentano anche il “canto del cigno” del celebre cantiere del Lloyd Austriaco, in quanto le ultime lì realizzate. Vengono destinate alla prestigiosa rotta espressa fra Trieste e Alessandria d’Egitto e, portando quasi esclusivamente passeggeri celebri e facoltosi, vengono arredate lussuosamente dalla celebre casa d’arredo viennese Portois & Fix, con il contributo pittorico di Karl Ludwig Prinz (1875-1944). Lunghe 138 metri, superano i 17 nodi di velocità grazie a due motrici a vapore a quadruplice espansione da 5000 HP ciascuna.

Durante la Grande Guerra l’Helouan rimane in disarmo in Dalmazia, mentre il Wien diviene nave ospedale della Croce Rossa fino al 1° novembre 1918, quando viene affondato accidentalmente durante la missione di Rossetti e Paolucci che porta alla perdita della corazzata Viribus Unitis. Recuperata a opera degli italiani, la nave torna alla linea con Alessandria l’Egitto assieme alla gemella (ribattezzata Vienna nel 1922). Nel 1937, mentre si trova a Napoli, l’Helouan è distrutto da un incendio. Nel 1941 invece il Vienna, con il nome di Po (assunto nel 1936), viene affondato da aerei alleati nel porto di Valona, sebbene stia svolgendo il servizio di nave ospedale.

La nave fotografata


La fotografia nasce pressapoco in contemporanea alla nave a propulsione meccanica. La prima immagine di un piroscafo è forse quella impressa dall’inglese William Talbot al Great Britain nell’aprile 1844. Risale invece al 1857 la prima fotografia conosciuta di un piroscafo lloydiano, il Pluto, scattata a Trieste, probabilmente dal fotografo tedesco Wilhelm Fredrik Engel (1824-1891) per la società armatrice. La città è una delle primissime in Europa dove vengono realizzate le immagini in dagherrotipia. “L’Osservatore Triestino” del 21 novembre 1839 racconta del primo studio di Carlo Fontana in via di Romagna 10, dove ottenere un ritratto fotografico.

A metà Ottocento si diffonde rapidamente un nuovo sistema di stampa, molto più pratico, all’albume d’uovo. Nel 1855 il Lloyd assume Engel dando così vita al primo studio fotografico stabile di Trieste. Due anni dopo Engel apre un suo studio in via dei Forni, accanto alla casa di Taddeo Reyer. Uno dei suoi primi allievi è Giuseppe Wulz (1851-1886) il quale tra il 1884 e il 1886 realizza i ritratti dell’intera flotta. Qua viene esposta una selezione delle sue straordinarie albumine, conservate nell’Archivio storico del Lloyd Triestino assieme a migliaia di altre preziose immagini fotografiche.